9. L'atto di omaggio, simbolo di un universo gerarchico.

   Da: M. Bloch, La societ feudale, Einaudi, Torino, 1949

 La cerimonia che suggellava il vassallaggio di un uomo ad un
altro uomo, qui analizzata e raccontata dal grande storico
francese Marc Bloch, era chiamata omaggio, e si componeva di
piccoli gesti rituali, provenienti dal costume germanico e
inizialmente del tutto estranei al Cristianesimo. In seguito, al
rito originario se ne affianc un altro, nel quale veniva
introdotto l'uso del Vangelo e delle reliquie, per ammantare
l'intera cerimonia di un significato religioso, consono ai valori
cristiani dell'epoca.


 L'omaggio nell'et feudale. Ecco, l'uno di fronte all'altro, due
uomini: l'uno che vuol servire, l'altro che accetta e desidera
d'essere capo. Il primo congiunge le mani e le pone, cos unite,
in quelle del secondo: chiaro simbolo di sottomissione, il cui
senso era talvolta ancor pi accentuato dall'atto
d'inginocchiarsi. Il personaggio che offre le mani pronuncia nel
medesimo tempo alcune parole, molto brevi, con le quali si
riconosce uomo di colui che gli sta davanti. Quindi capo e
subordinato si baciano sulla bocca: simbolo di accordo e di
amicizia. Questi i gesti  -  molto semplici e, appunto per ci,
supremamente adatti a commuovere animi tanto sensibili alle
apparenze  -  che servivano ad annodare uno dei pi forti legami
sociali che abbia conosciuto l'et feudale. La cerimonia, cento
volte descritta o ricordata nei testi, sui sigilli, su miniature,
su bassorilievi, si chiamava omaggio (in tedesco, Mannschaft). Per
designare il superiore che essa creava, si usava il semplice nome,
assai generale, di signore. Il subordinato  spesso chiamato,
semplicemente, l'uomo di questo signore. Talvolta, con maggior
precisione, il suo uomo di bocca e di mani. Ma vengono usati
anche termini pi specifici: vassallo, o, almeno sino agli inizi
del secolo dodicesimo, accommendato.
   Cos concepito, il rito era privo di qualsiasi impronta
cristiana. Una simile lacuna, spiegabile in forza delle lontane
origini germaniche del suo simbolismo, non poteva sussistere in
una societ in cui non era quasi pi possibile ammettere come
valida una promessa che non avesse per garante Dio. Lo stesso
omaggio, nella sua forma, non venne mai modificato, ma a quanto
pare, sin dall'et carolingia, gli si sovrappose un secondo rito,
propriamente religioso: con la mano stesa sul Vangelo o sulle
reliquie, il nuovo vassallo giurava fedelt al signore. Era la
cosiddetta fede (in tedesco Treue e, anticamente, Hulde). Il
cerimoniale si svolgeva dunque in due tempi. Le due fasi,
tuttavia, avevan tutt'altro che lo stesso valore.
   La fede, infatti, nulla aveva di specifico. Mille erano le
ragioni che esigevano il giuramento di fedelt, in una societ
sconvolta, dove la diffidenza costituiva una regola e l'appello
alle sanzioni divine sembrava uno dei rari freni aventi una certa
efficacia. Veniva prestato, all'atto di entrare in carica, dagli
ufficiali regi o signorili di qualsiasi classe. Era volentieri
richiesto dai prelati ai chierici; talvolta dai signori terrieri
ai contadini. A differenza dell'omaggio che, impegnando di colpo
l'uomo tutto intero, era ritenuto generalmente non rinnovabile,
questa quasi banale promessa poteva esser ripetuta pi volte nei
confronti della stessa persona. C'eran dunque parecchi atti di
.fede senza omaggi. Ma non conosciamo omaggi senza fede.
Inoltre, quando i due riti erano congiunti, la superiorit
dell'omaggio risaltava altres dal posto che occupava nella
cerimonia: avveniva sempre per primo. Era, d'altronde, il solo a
far intervenire, in stretta unione, i due uomini; la fede del
vassallo costituiva un obbligo unilaterale, a cui raramente
rispondeva, da parte del signore, un giuramento parallelo.
L'omaggio, in una parola, era il vero creatore della relazione di
vassallaggio sotto il suo duplice aspetto di dipendenza e di
protezione.
   Il nodo stretto in tal modo durava, teoricamente, quanto le due
vite che congiungeva. Si dissolveva, invece, appena la morte
poneva fine all'una o all'altra delle due esistenze. Per vero,
vedremo che in pratica il vassallaggio si convert ben presto in
una condizione generalmente ereditaria. Questo stato di fatto
permise tuttavia, alla regola giuridica, di sussistere intatta
sino alla fine. [...].
   Il generale dovere di aiuto e di obbedienza, imposto al
vassallo, era comune a chiunque fosse divenuto l'uomo di un
altro uomo. Vi si introducevano tuttavia obblighi speciali. [...]
La loro natura rispondeva a condizioni di classe e di genere di
vita determinate assai rigidamente. I vassalli, infatti,
nonostante grandi diversit di ricchezza e di prestigio, non
venivano reclutati indifferentemente in qualsiasi ceto della
popolazione. Il vassallaggio era la forma di dipendenza propria
alle classi superiori, caratterizzate anzitutto dalla vocazione
guerriera e di comando. Almeno era divenuto tale. Per intenderne i
caratteri,  necessario cercare ora in quale modo si sia
progressivamente svincolato da tutto un complesso di relazioni
personali.
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